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Acqua e pace

Carissimi, un saluto da Gambella.

Spero che le varie attività siano iniziate benone, e soprattutto nel ricordo in questo mese di ottobre di tutti i missionari, oggi poi festeggiamo santa Teresa patrona della missioni. Per cui un bel ricordo per tutti i missionari, non solo quelli lontani, ma anche quelli che sono in Italia, per tutti perciò.

Quanta pioggia!

Noi qui stiamo lottando con la “troppa acqua”: sta continuando a piovere e le strade sono diventate impraticabili, in più il fiume Baro è straripato, è uscito dagli argini in molte parti è ha inondato una piccola parte di Gambella e soprattutto alcuni pezzi di strada che portano ai villaggi.

Domenica scorsa avevamo in programma le cresime con la venuta del Vescovo, Abune Angelo, ma abbiamo trovato al 100° km nella strada praticamente un fiume, l’acqua era alta come noi e non siamo riusciti a passare, anche perché ne mancavano altri venti prima del villaggio. Nyinenyang, Matar, Jikawo, Pulldeng, per ora irraggiungibili. Abbiamo anche una barca, ma sia il motore che la barca sono troppo piccoli e i coccodrilli sono davvero troppo grandi per rischiare.

Anche Ibago, nella zona Anyuak, resta irraggiungibile, e quando domenica tornando da Nyinenyang ho provato ad entrare nella foresta e ad avvicinarmi al villaggio sono rimasto impiantato con la macchina nella “cicca”, specie di fango acquoso, tipo sabbie mobili.

Dopo aver scavato, portato sassi e fatto di tutto per liberare la macchina (a quattro ruote motrici per intenderci) per circa un’ora, abbiamo deciso di camminare fino alla strada principale, aspettare una macchina e tornare a Gambella, e da lì con un trattore siamo andati a tirar fuori la macchina e finalmente verso sera inoltrata siamo arrivati sani e salvi a casa.

Il Sudan a un bivio

9 gennaio 2011: qualcuno sa cosa succederà in questa data, oltre ad essere l’epifania? Sicuramente saprete, qui a Gambella non si parla d’altro che di questo. Beh, ora ve lo dico: ci sarà il referendum nel sud Sudan per decidere se dividere il Sudan in due grandi stati: a nord con Khartoum, arabi e islamici, al sud con Juba, africani e cristiani.

Il sud Sudan voterà per ottenere l’indipendenza, per aggiungere un altro stato nel nostro mappamondo. Il problema, oltre alla divisione che pare scontata, sono i confini da stabilire: in mezzo al Sudan si trovano enormi giacimenti di petrolio e grandi progetti di agricoltura sulle rive del Nilo. Quello che tutti temono è il ritorno alla guerra civile che già per 23 anni (dal 1983 al 2005) ha insanguinato il paese e creato migliaia di profughi. Una parte di questi è arrivata nella regione di Gambella, dove fino a qualche anno fa c’erano ben 5 campi profughi con migliaia di sudanesi, ora ne è rimasto aperto solo uno e molti di questi non sono più ritornati in Sudan ma sono rimasti stanziali qui nella regione etiopica.

C’è già una sorta di reclutamento dei giovani che vengono invitati a tornare in Sudan sia per votare per il “si” dell’indipendenza, sia per entrare nelle forze armate della SPLA: il Fronte Popolare per la Liberazione del Sud Sudan, con lo slogan: vieni a dire il tuo si e a combattere per l’ultima volta, se necessario, il nord, il quale ha come capo il famoso Al Bashir, già condannato dalla corte internazionale per i crimini che ha commesso nel Darfur negli anni 2000.

Il Vescovi del sud Sudan hanno invitato tutti i cristiani a cento giorni di preghiera per la pace, perché le elezioni possano svolgersi senza spargimento di sangue e per il bene della gente.

Già Gambella, essendo al confine, era piena di militari: la polizia normale della città e della regione; la polizia federale in mimetica blu; i corpi speciali di pronto intervento, con la mimetica verde, praticamente hanno una cittadina di militari nella periferia di Gambella; e ora, dicono, si sono aggiunti quelli in borghese, sia da parte dell’Etiopia sia da parte del governo del sud Sudan, SPLA, per cui siamo proprio “al sicuro”, che ne dite…

Tante domande frullano nella testa in queste situazioni soprattutto una: perché ancora adesso esiste la guerra in Africa, perché la gente si combatte, per ottenere cosa? così in Sudan, in Somalia, in Eritrea, in Congo, in Nigeria, in … delle trenta guerre in corso nel 2010 ben venti sono in paesi africani.

Penso che, come per il bene sia un po’ tutti responsabili, anche per le guerre siamo un po’ tutti responsabili, quando accadono.

La prima ragione delle guerre in Africa è che sono il frutto del colonialismo europeo: dopo aver sfruttato le risorse e le persone (pensiamo alla tratta degli schiavi), qualcuno ha deciso i confini degli stati su una carta, senza distinzione di etnie, popoli e religioni, semplicemente tracciando una linea nella mappa. La prima guerra civile in Sudan è scoppiata all’indomani dell’indipendenza, nel 1955.

Poi viene la benedizione/maledizione di avere nel proprio territorio risorse naturali, come il petrolio, diamanti, coltan, oro, rame… in generale in Africa dove ci sono queste risorse ci sono guerre per avere i privilegi e i soldi delle multinazionali, le quali esportano quasi tutte le risorse lasciando il paese in condizioni peggiori di prima, in termini moderni lo possiamo chiamare neocolonialismo, poi viene l’incredibile mal governo di chi sta al potere, dove la corruzione regna sovrana e tre/quarti degli incentivi che arrivano vanno a finire nella famiglia di ogni ministro, poi viene il debito estero degli stati poveri, in cui ogni anno questi stati sono strozzati di debiti contratti molti anni fa e di cui non riescono assolutamente a liberarsi, solo il pagamento degli interessi dei debiti è una cifra per ogni paese molto alta, la formazione di eserciti potenti e l’acquisto di armi per futuri conflitti dai paesi occidentali, per cui molto denaro viene investito in armi, invece che essere investito in strutture e progetti per la gente, solo alla fine vengono ragioni come il possesso della terra, il raggiungimento del potere, scontri tra etnie diverse, l’accesso all’acqua e al cibo e altre ancora.

Tutte queste cose sembrano lontane, nei libri, ma qui le si può scoprire ogni giorno, se hai occhi per vedere.

Infine vi invito ad un ricordo per il Sudan e a quanti stanno lottando per trovare un posto dove vivere in pace, riconciliati con i propri fratelli e in particolare in ricordo e una preghiera per la nostra regione di Gambella, questa Terra di Mezzo tra Etiopia e Sudan, in questo mese missionario di ottobre.

A presto, abba filippo

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Strani incontri

qui tutto bene,

sono tornato da alcuni villaggi un po’ stanchino e un po’ bloccato, visto che continua a piovere e il fiume è straripato e ha innondato la strada che percorro di solito in vari punti … intanto si fanno incontri interessanti…

A presto.

Carissimi, come va?

Un saluto da Gambella e un augurio a tutti per l’inizio d’anno pastorale, tra scuola, oratorio e attività varie.

Qui siamo in festa per tanti motivi:

10 settembre: fine del RAMADAM: perciò festa nazionale visto che metà degli etiopici sono musulmani. Un Muezin, dalle 5.00 del mattino fino a sera invita alla preghiera con l’autoparlante dalla moschea, il mercato praticamente chiuso, visto che quasi tutti i commercianti sono musulmani, alcune donne in giro con il “burca”…

11 settembre: CAPODANNO ETIOPICO, festeggiamo l’inizio del 2003, qui siamo indietro di sette anni e anche il primo giorno dell’anno è spostato, ma è festa nazionale: alla sera canti e soprattutto “bevute del liquore locale Arakè”, il giorno della festa divieto di andare in auto in Gambella, per non avere incidenti visto che sono tutti ubriachi.

27 settembre: FESTA DELLA SANTA CROCE: festa di tutti i cristiani d’Etiopia, perciò “National Feast”, grande assemblea di tutti i cristiani ad Addis Abeba con mega falò nella piazza centrale.

Anche all’interno dei vari villaggi iniziamo il nuovo anno con delle belle feste cercando di cambiare il modo in cui vengono realizzate. Per ogni festa importante i responsabili del villaggio danno dei soldi alla gente solo per ubriacarsi, bere dal mattino alla sera la birra locale, la Tella, o l’Arakè, e poi starsene sdraiati sotto un albero, con la testa nel pallone aspettando che venga sera. E questo da parte di tutti: dai giovani agli uomini adulti, dalle ragazze alle mamme, si salvano a mala pena i bambini. E’ uno spettacolo deprimente vedere tutti ubriachi. Forse è il loro modo di dimenticare le difficoltà della vita, di estraniarsi per un giorno da quello che sono, ma certo tutto questo non porta da nessuna parte: c’è solo la voglia di rifarlo ogni settimana, il cervello che non funziona più bene, le famiglie che si sfasciano, succede di tutto quando sono ubriachi, è chiaro.

Nell’insegnare i comandamenti ho aggiunto l’undicesimo: non ubriacarsi. E’ il più difficile di tutti.

Ho iniziato con Ibago, la festa per il nuovo anno l’abbiamo organizzata insieme: preghiera di ringraziamento per l’anno concluso, con canti, scenetta del Vangelo, un mega cartellone sempre sul Vangelo, preghiere spontanee, e poi danze tradizionali, sia per le donne e gli uomini, più vecchie con i tamburi, sia per i giovani con musica dallo stereo e poi un bel pranzo: carne di pecora, enjera, pannocchie abbrustolite di granoturco e un buon caffè alla fine, da bere solo acqua, io ho sempre la mia bottiglia visto il colore non proprio limpido dell’acqua che bevono.

Così ad Ilea è stato il giorno dopo, e per la fine di settembre, per la festa della Croce, sarà così anche a Nyinenynag e a Matar. Ci proviamo.

Accanto a tutto questo, c’è anche la gioia del condividere tre giorni insieme ai giovani e agli uomini del villaggio nella foresta per sistemare la strada che porta la villaggio: tagliando erba, alta quasi due metri, arbusti, alberi, creando di nuovo il ponte con pietre e legni per far passare la macchina. Tutto questo per dar la possibilità al trattore di portare alcuni legni più resistenti e lunghi per costruire la nostra cappella, attesa ormai da vari mesi, ma come si sa, quando c’è il mese delle piogge i conti non tornato mai con le strade.

In questi tre giorni ho visto la grande capacità che questa gente ha di lavorare, di sacrificarsi, di condividere un ideale comune, seppur piccolo, quello di far passare il trattore per la futura cappella.

Come diceva don Bosco: in ogni persona c’è del bene e c’è la voglia di metterlo in pratica, basta solo che trovi l’occasione, le circostanze adatte perché tutto questo si metta in moto.

E qui ho aggiunto il dodicesimo comandamento: non pensare solo a te stesso: io, io, io… ma trasformalo in un NOI: lavora insieme agli altri per la comunità e sarai felice.

Intanto un bel augurio a tutti per l’inizio della scuola, noi l’inizieremo il 29 settembre. 

Infine, ho concordato la mia venuta in Italia, dopo due anni e qualche cosa, dal 25 novembre al 25 dicembre, un bel momento per rivederci, almeno per me.

Un ricordo al Signore per questo inizio d’anno e a presto

abba filippo.

I Segnalibri

Ecco alcuni segnalibri fatti a mano dai nostri amici di Gambella:

li stiamo facendo arrivare in Italia e

li distribuiremo a chi li desidera.

Incontri estivi

Ho incontrato per tre giorni il gruppo di Scuola di Mondialità, il gruppo missionario dei salesiani di Venezia, che è venuto in Etiopia a Zway dalle suore salesiane, dalla mitica sister Elisa, per animare l’Estate Ragazzi e fare un’esperienza missionaria.

con gli amici di scuola di Mondialità

Guidati da suor Cristina Platania, c’erano nel gruppo Giulia, Simone, Roberta, Elisa, Sandro, Filippo, Roy e Cinzia. Al mattino preparazione per il Summer Together e al pomeriggio con circa 500 ragazze attività di tutti i generi: giochi e danze, scenetta formativa su Pinocchio, lavoro di cucito, competizioni varie … e alla fine una buona merenda, che poi era la cena per quasi tutte le ragazze, con un pane fatto nel forno delle suore.

Una delle realtà che si è impressa di più nel cuore di tutti i volontari, quando sabato abbiamo fatto un bel ritiro, durante la condivisione, è stata: il vedere tutti questi bambini, come erano vestiti, chi più chi meno, conoscere la loro storia di povertà, le loro famiglie, vedere come portavano a casa il pane, magari per un fratellino più piccolo perchè non avevano da mangiare, cercare di parlare con loro, scambiare qualche chiacchera in etiope, e soprattutto vederli pieni di vita, sorridenti, con una voglia di venire all’oratorio, di giocare. A chi la vita ha dato poco in termini materiali, credo abbia ricompensato dando tanto in termini interiori, di entusiasmo, di gioia, di sguardi e di abbracci senza fine.

E’ proprio vero che si riceve sempre di più di quanto si possa dare e questo ricevere è che il cuore si rimette a funzionare, a voler bene, ad amare grazie a questi ragazzi, senza condizioni, sospetti, giudizi, come siamo soliti fare quando siamo nel nostro mondo. E questo tutto grazie ai ragazzi che ti vogliono bene così come sei, solo perché sei lì con loro, spontaneamente senza se o ma o mi porti in Italia.

E in trasparenza, ma anche in modo vivo, abbiamo incontrato Dio attraverso di loro, anzi era proprio Lui che ci aveva dato l’appuntamento per incontrarlo nei loro sguardi, sorrisi, nel loro grido per un futuro migliore, nella loro vita, Dio abita li’ a Zway e noi lo abbiamo visto.

Ci siamo lasciati con tanta voglia di ripartire in Italia con una vita responsabile anche per questi nostri fratelli di Zway, perchè il tutto non resti una parentesi lunga un anno prima di ricominciare a pensare per gli altri.

E non vi ho raccontato della gita al lago Zway, dell’isola che ha ospitato per qualche anno l’Arca dell’Alleanza di Mosè, degli abitanti che vivono lì con una propria lingua e cultura, del pesce buonissimo che abbiamo mangiato e degli ippopotami che abbiamo visto e dei bellissimi libretti di catechismo che mi hanno portato giù i volontari per i miei villaggi: se non ci credete venite a vedere…

Infine dopo qualche giorno in Addis Abeba, sono tornato a Gambella e subito ho ripreso l’apostolato tra i villaggi: a Nyinenyang, Matar  e Pulldan con i catechisti abbiamo fatto il “Catechism Camp”: catechesi e giochi, mentre a Ilea e Ibago i giovani sono andati tutti a lavorare ad Abobo, dove il famoso Alamudin, il più ricco d’Etiopia, ha iniziato una immensa fattoria, sui 300.000 ettari, piantando riso, granoturco, cotone e altre piante non identificate. Perciò sto aspettando che la scuola riinizi, per ripartire con la catechesi, per ora siamo presenti con la Messa la domenica e alcuni piccoli progetti, di cui vi parlerò la prossima volta.

Domenica 22 è stato ordinato diacono un nostro seminarista, un segno positivo che qualche giovane vuole seguire la strada di Gesù e mettersi a servizio degli altri, vi chiedo una preghiera per il nostro diacono Dessalegn.

Buon fine agosto e a presto abba filippo

Dopo gli esercizi

Carissimi, un saluto da Gambella.

Credo tutti ben impegnati nelle attività estive o anche con qualche giorno di riposo. Sono un po’ in ritardo nel raccontarvi qualche cosa della vita qui perché per circa due settimane, compreso il viaggio, ho partecipato agli esercizi spirituali annuali dei salesiani qui dell’Etiopia in una bellissima casa salesiana al nord e precisamente ad Adigrat, quasi al confine con l’Eritrea.

Ci voleva proprio uno stacco, almeno per me, e ho colto l’occasione di incontrare per la prima volta tanti giovani salesiani etiopi, che in questi anni sono arrivati e stanno prendendo in mano le varie opere salesiane, ce ne sono ben 12 in questo momento: tra scuole, soprattutto scuole tecniche, parrocchie, oratori, centri di formazione dei salesiani, prima evangelizzazione, come qui a Gambella. Nonostante qualche problema di uscite, c’è proprio una buona speranza nel vedere tutti questi giovani, nell’essere testimoni che don Bosco arriva al cuore di tutti i giovani del mondo e ad ogni latitudine c’è qualcuno che vuole seguire la sua donazione di vita a Dio attraverso i giovani.

Il nord dell’Etiopia è proprio differente dal sud: il prodotto principale è la pietra, si perché è un altopiano fatto assolutamente di pietre, così scherzando potremo chiamarla la “sassonia dell’Etiopia”. Ma la storia di questa nazione è nata qui: le varie dinastie di re, gli Imperatori, la famosa Axum, la città di Adua, che ha visto la sconfitta degli italiani, e non ultimo tutto il governo attuale, che ha sconfitto militarmente il regime del dittatore Menghistu nel 1991, e ha vinto ancora le ultime elezioni proviene da questa regione.

Vi ho messo nelle foto il famoso Obelisco di Axum, restituito e messo nel giusto posto dal governo italiano l’anno scorso con una solenne inaugurazione;

la seconda (quella sopra)  è l’immagine del santuario ortodosso dove si crede sia conservata, niente pò po’ di meno che: L’ARCA DELL’ALLEANZA DI MOSE’. E’ un piccolo santuario ad Axum, vicino ad un’altra bella chiesa ortodossa. Sarebbe stata portata dalla Regina di Saba o dai suoi figli. Il santuario è recintata e nessuno può entrarvi, all’interno ci vive un monaco che per tutta la sua vita fa da custode all’Arca. Un altro monaco gli porta i cibo e il necessario entrando nel recinto, ma non può entrare nella chiesa. Questa tradizione è ormai tramandata da secoli.

E poi vari monasteri situati in posti inaccessibili in cui per entrarvi si deve fare una vera e propria scalata oppure si viene tirati su con una corda, rovine antichissime, anche precedenti all’epoca romana, dinastie, imperatori … insomma un bel po’ di storia.

E ora la storia attuale: a 40 km il confine con l’Eritrea, naturalmente bloccato ormai da 10 anni, nessuno può passare ne da una parte ne dall’altra, uno stato che si è diviso dopo la caduta del dittatore Menghistu, ma che ha visto un altro dittatore andare al potere, Isaiah. Poiché tiene in equilibrio le forze islamiche e ortodosse all’interno del paese, è lasciato indisturbato dalle forse internazionali e può praticamente fare quello che vuole all’interno del paese: ha cacciato tutti gli stranieri, ha razionalizzato tutto, dal cibo, alla benzina, all’elettricità, alla libertà, nessuno si può spostare senza un’autorizzazione, non c’è stampa o tv, ne riunioni libere e se tenti di scappare al confine ti sparano. Tutti sanno, ma nessuno interviene e come sempre chi ne fa le spese è sempre la povera gente.

E infine eccomi tornato a Gambella, il lavoro continua nell’apostolato nei villaggi: celebrare la S. Messa, organizzare la preparazione ai sacramenti, andare a trovare gli ammalati, vedere come vanno i piccoli progetti agricoli (prima non pioveva, adesso ha piovuto troppo e il granoturco in alcune parti è morto, ora piantiamo sorgo e preghiamo tanto perché le piogge durano solo fino ad ottobre), costruire la cappella in legno, iniziare qualche piccola estate ragazzi (catechismo e giochi)…

Un saluto affettuoso a tutti, una buona estate e una preghiera reciproca, a presto

abba Filippo

Un video

Un video per conoscere i miei amici di Gambella